martedì 14 aprile 2009

10 consigli per visitare al meglio (in pochi giorni) le città?


Con la primavera le occasioni per una girovagata diventano più frequenti così come i consigli e le "regole d'oro" dispensate qua e là su giornali o siti internet. Per una volta lascio da parte la mia "avversione" contro questo tipo di breviari (per non parlare delle classifiche) e vi riporto l'articolo di Beppe Severgnini apparso qualche giorno fa sul Corriere della Sera:

Come sfruttare al meglio le visite (brevi) delle città

Il viaggio breve è una spe­cialità insidio­sa: si rischiano molti errori in poco tempo. Compresso in un fine settimana, o agganciato a una trasferta di lavoro, si porta appresso ansia e sensi di colpa. Perché non accada, una buona guida è importante ma è bene aggiungere alcuni accorgimenti:
  1. Curiosità! Non esistono posti noiosi. Esistono solo posti più o me­no adatti allo nostro umore in un certo momento (e l’umore di­pende da tante cose: stanchezza, compagnia, sole o pioggia, pre­parazione e alimentazione, abbi­gliamento e atteggiamento). È ovvio: esistono città clamorosa­mente belle e città da scoprire. Nessuno può negare che Manto­va — un gioiello architettonico, naturale, civico, culturale e culi­nario — sia più attraente della mia Crema, per un turista. Ma an­che Crema ha molto fascino (e of­fre tortelli migliori, che non gua­sta).
  2. Elasticità! Occhi e orec­chi aperti, naso attento, stomaco democratico. Il turista è masochista, lo sap­piamo. Ma se esagera, e poi met­te il muso, è uno sciocco. Per ca­pire un posto occorre ascoltare (soprattutto i residenti), guarda­re (quello che succede e quello che non succede), annusare (il «rinonauta» sa che gli odori so­no esplicativi ed evocativi). Sto­maco: tra incoscienza alimenta­re e digiuno esiste una via di mezzo. Se il vostro viaggio breve consiste in quattro pasti lunghi, avete un problema.
  3. Serendipity! Organizza­re, ma non troppo. I viaggi vanno preparati: leg­gete, girate in rete, programma­te. Evitate però di pianificare tutto, riempiendo ogni momen­to della giornata. Siete turisti, non uomini d’affari. Se non la­sciate spazio alle coincidenze e alle sorprese, queste se ne guar­deranno bene dal farvi visita. Se­rendipity: trovare quello che non si cerca. Fatene il vostro motto.
  4. Pazienza! Non esiste un viaggio senza un inconve­niente. Non c’è dubbio che i viaggi si­ano soggetti a contrattempi. Tut­to dipende dall’atteggiamento con cui si affrontano. Motivi per lamentarsi si trovano sempre. Le persone intelligenti affrontano le piccole difficoltà con leggerez­za. Così, se arrivano le difficoltà vere, hanno riserve fisiche e ner­vose per superarle.
  5. Diffidenza! Se legge­te/ sentite Vip, Elite, Exclusive!, alla larga. Nel turismo, come nella vita, c’è di tutto: anche parecchio cini­smo (da una parte) e molta inge­nuità (dall’altra). L’esclusività di massa è una contraddizione in termini, ma è il sogno di chi ven­de. Permette di fare pagare mol­to a tanti. Alcuni operatori pensa­no che basti usare parole come Zona Vip o Exclusive Resort per acchiappare il pollo. E purtrop­po, spesso, riescono nell’impre­sa.
  6. Calma! Qualche pausa, molto sonno. Il senso del dovere è una male­dizione, per alcuni viaggiatori. In uno dei miei libri, il Manuale dell’Imperfetto Viaggiatore, rac­conto dei «forzati del museo»: finché non hanno esaurito tutte le sale, non escono. Le tipologie — scusate: le patologie — so­no molte e insidiose. Con­cedetevi pause e mo­menti tranquilli. Re­stare seduti in un caf­fé guardando la vita che passa è il mo­do migliore per as­sorbire e capire una città.
  7. Apertura! Cer­care posti nuo­vi, godersi i posti vecchi. Scoprire un posto nuo­vo è eccitante. Ma anche torna­re è un’arte. Rivedere i posti ha un fascino speciale. Ricordi e confronti aiutano la mente e scal­dano il cuore. C’è chi, arrivato a una certa età, fa solo questo: non vuole vedere, preferisce rive­dere. L’arte del ritorno, in effetti, richiede abilità e assiduità. L’im­portante è non esagerare.
  8. Egoismo! Segui i tuoi in­teressi. Mi piacciono le città, i treni, l’aria del nord, la gente del sud, il profumo d’estate, i porti e i fiu­mi. Mi piacciono meno i villaggi turistici, i viaggi culturali, i mu­sei e i parchi a tema (c’è già l’Ita­lia, basta e avanza). Siate altret­tanti drastici, non lasciatevi svia­re e tentare: ve ne pentireste.
  9. Preparazione! La regola d’oro del bagaglio: poco, ma buono. L’ansia-da-valigia è un sinto­mo. Vuol dire: non avete idea di ciò che state facendo. Un consi­glio: portate poco, per un fine settimana basta una borsa (parlo di maschi: i bagagli femminili sfuggono alla mia competenza, e talvolta alla mia comprensione). «Chi vuol viaggiare felice deve viaggiare leggero», raccomanda­va Saint-Exupéry. Aveva ragio­ne. Ma al Piccolo Principe proba­bilmente la valigia la faceva qual­cun altro.
  10. Tolleranza! Ogni viag­gio è uno spettacolo. A pensarci bene, anche ogni viaggiatore La misantropia non s’addice al viaggiatore. Se non amate la gente, state a casa vostra (dove litigherete col portinaio e i vici­ni). Il viaggio è il momento in cui la commedia umana tocca al­tezze sublimi. Godetevela, e ap­plaudite silenziosamente. Torne­rete migliori.
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