giovedì 25 giugno 2009

Medjugorje: le molteplici anime di un viaggio (parte prima)

Un viaggio a Medjugorje si fatica a definirlo a cominciare dallo stesso termine "viaggio" che non si adatta esattamente a questo tipo di esperienza: perché Medjugorje è tante cose messe assieme, è allegria, è gioia di vivere, è visione della sofferenza, della fede e della serenità, è religiosità , è sensazione di essere in un luogo diverso da tutti gli altri, in una terra vicina alla nostra che per tanti aspetti è lontanissima. Per molti è un viaggio interiore.


Possono sembrare una sfilza di parole pregne di retorica ma per quelli che ci sono stati non è così ed è quello che abbiamo provato io e la mia ragazza durante li nostro soggiorno, laggiù, nel paesino che sembrava dimenticato da Dio e adesso pullula di vita e di popoli.
Dico questo da cristiano cattolico convinto del messaggio di Gesù e altrettanto critico verso alcune parole e prese di posizione della Chiesa... quando decidemmo di andare a Medjugorje, al termine di un viaggio lungo la Croazia, io ero soprattutto curioso di vedere cosa stesse accadendo, cosa avrei provato, e mi avvicinai con una buona dose di diffidenza, memore anche del nostro viaggio in Portogallo molti anni prima che ci vide in sosta a Fatima e che non lasciò in me nessun "turbamento positivo", come lo chiamo io.

Chiuso il lungo preambolo (ma mi premeva sottolineare che il mio atteggiamento in partenza era più orientato sullo scetticismo) ecco come ho visto io Medjugorje.
Noi arrivammo da Dubrovnik, quindi da sud, mentre la maggior parte dei "pellegrini italiani" vi arriva da nord (dai porti di Zadar e Spalato per chi viene in traghetto o da Trieste per chi giunge solo via terra); in ogni caso si entra nella Bosnia-Erzegovina dalla Croazia senza nessun problema alla carina, la dogana, che si limita a controllare passaporti e carta verde (indispensabile per poter circolare con un mezzo sulle strade del giovane stato slavo).

Dopo di che si attraversa un paesaggio spoglio, mediamente secco (era agosto), ogni tanto punteggiato da qualche abitazione che reca ancora l'impronta della recente guerra che ha finito di tormentare questa zona solo pochi anni fa lasciando un segno profondo nelle persone e sulle mura delle case bucherellate dai proiettili.
Vengono in mente tanti ricordi, immagini viste in TV, le parole del libro di Carlo Levi "Cristo si è fermato a Eboli" e verrebbe da dire veramente che questa è una terra dimenticata da Dio se non fosse che è troppo scontata e banale e che quello che vedremo da lì a poco smentirà clamorosamente questo pensiero.

Medjugorje foto

Al calar della notte il barlume che mette una chiesa in lontananza ci dice ce non ci siamo persi, nonostante le poche indicazioni stradali. Poi un cartello che raffigura la Madonna ci dà la certezza di essere sulla strada giusta.
Dopo qualche decina di chilometri su strade semi asfaltate arriviamo a Medjugorje: ci appare come un piccolo paese con un paio di strade principali lungo le quali sono evidenziati i cartelli con i luoghi più importanti: la chiesa di San Giacomo, il Podbro (la Collina delle Apparizioni), la "tenda gialla", il Krizevac...

continua.... (fine prima parte)

Qui altre foto di Medjugorje.

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