mercoledì 8 luglio 2009

Repressione cinese nello Xinjang. E la città bazar Kashgar verrà demolita

Il leader cinese Ju Hintao è rimasto solo qualche giorno in Europa, ieri era in Italia ed ha fatto tappa a Roma, Firenze, Pisa e Venezia. Doveva partecipare al G8 dell'Aquila come ospite e sarebbe stato sicuramente accolto con sorrisi e strette di mano così come è successo nell'incontro con il presidente del Consiglio Berlusconi, con il quale ha stipulato accordi commerciali, e il presidente della Repubblica Napolitano. A Firenze, Pisa e Venezia ci sono state delle manifestazioni di protesta e il nuovo sindaco fiorentino Renzi ha rifiutato di accoglierlo ufficialmente.
I media non ne parlano molto, concentrati come sono sul vertice G8 che apre oggi ma dalla Cina arrivano (nonostante la censura e il blocco delle telecomunicazioni, da internet ai telefoni) notizie terrificanti di rivolte stroncate con il sangue: 400 morti (156 secondo i cinesi), 800 feriti e 1500 arresti a Urumqi, il capoluogo dello Xinjang, nel nord-ovest della Cina. Una regione dove la minoranza musulmana degli Uiguri (ma sono ben 8 milioni...) è costretta da tempo a subire ingiustizie e vessazioni dalla maggioranza cinese di etnia Han.
Due giorni fa una folla di Uiguri è scesa in piazza per denunciare questo stato e la repressione della loro lingua e cultura ma il loro grido è stato portato al silenzio dalla popolazione Han che li ha presi a colpi di spranga e dalla milizia cinese nello stesso modo attuato a Lhasa lo scorso anno (19 furono i tibetani uccisi nei moti anticinesi secondo i dati ufficiali ma sembra che fossero centinaia) e analogamente a quanto successo in Iran ad opera degli ayatollah in occasione delle elezioni presumibilmente falsate.
Alcune parole di sdegno sono state pronunciate ad esempio dal presidente uscente del Parlamento europeo ma è troppo poco. Il resto del mondo è debole e vigliacco per far sentire la propria voce e al massimo si levano frasi di circostanza (condanna alla condotta ma massimo rispetto per l'amica Cina!).
Tra le notizie che non vogliono farci arrivare i cinesi c'è anche quella della distruzione dei centri storici di molte città, con lo scopo di "risanare e migliorare la vita dei residenti". Accade così che a ovest dello Xinjang, la città di Kashgar stia per subire lo stesso trattamento di molte altre metropoli cinesi che hanno visto demolire il proprio passato per far posto a grattacieli e industrie. Kashgar è una citta islamica medievale dalla storia millenaria: costruita intorno ad un'oasi, è la più grande dell'Asia centrale e ne ha parlato nel suo Milione anche Marco Polo, giunto a Cascar (Kashi per i cinesi) nel 1271, durante il suo percorso lungo la Via della Seta.
Le ruspe stanno spazzando via i suoi vicoli scavati nelle pareti delle case di paglia e fango, gli archi in tufo, i portali e il vecchio bazar. Mentyre succede tutto ciò accanto alla bandiera italiana ieri ha sventolato quella cinese...
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