venerdì 8 febbraio 2013

In visita agli Uffizi con la guida: storia, curiosità e dettagli svelati del museo fiorentino

Galleria Uffizi Firenze
foto di evanblaser su Flickr
Dove eravamo rimasti? Nella prima parte del racconto della visita alla Galleria degli Uffizi (link) insieme alla guida Francesca Meoni, avevo parlato della famiglia dei Medici e della storia rinascimentale di Firenze, della Sala delle Tre Maestà, di Filippo Lippi, il pittore dello "scandalo", dei primi quadri 3D e della rinoplastica del Duca di Montefeltro :-)  90 minuti all'interno di uno dei musei più belli del mondo sono pochi o molti a seconda della vostra passione per l'arte, ma se siete accompagnati da qualcuno che vi illustra e vi spiega passo-passo le opere, trascorrono dolcemente ed alla fine vi ritroverete arricchiti nella mente e nell'anima.

DUE CAPOLAVORI DEL BOTTICELLI. ANZI TRE!

"Ed eccoci al Botticelli! Nell'ex teatro mediceo a capriate: la Venere e la Primavera! #uffizi #firenze" è il mio tweet all'ingresso della sala dove probabilmente sono esposti i quadri più famosi degli Uffizi. Alzi la mano chi non ha mai visto un'immagine, una fotografia, un filmato o una riproduzione della Venere di Sandro Botticelli!
Banalmente potrei dire che ammirarla da vicino non è lontanamente comparabile a vederla su un libro o su internet... a Firenze diciamo che "ci corre come tra mangiare e stare a guardare".
Una mia convinzione viene subito sgretolata: il dipinto non rappresenta la "Nascita di Venere"! La mitologia vuole che la dea
della bellezza nasca dalla spuma del mare all'interno di una conchiglia e che successivamente approdi a Cipro ed il Botticelli la raffigura poco prima che metta piede sull'isola. Zefiro, il dio del vento, e la ninfa sua compagna Cloris sospingono Venere verso la spiaggia tra le braccia di Ora, lo spirito delle quattro stagioni.

Venere Botticelli Uffizi
foto di zipckr su Flickr
La dea è bellissima e di un bianco splendente. Già... è bianchissima! Sapete come mai? All'epoca ritrarre corpi femminili nudi rappresentava ancora un grosso problema (l'occhio della chiesa romana vigilava!) così Botticelli prese come modello una statua greca. Da qui l'origine del candore della pelle... unito al fatto che le donne di corte vivevano gran parte della loro vita al chiuso e la carnagione bianca era un canone di bellezza (al contrario di oggigiorno).
Per il viso invece la modella in carne ed ossa c'era eccome! Si tratta di Simonetta Bertucci, la donna più bella di Firenze di quegli anni. O almeno considerata tale. Anche se non c'è motivo di dubitarne in quanto le cronache parlano di uno stuolo di uomini caduti ai suoi piedi, artisti che la raffiguravano nelle loro opere, ed anche un tale Lorenzo dei Medici che aveva perso la testa per lei...
Un particolare curioso: se osservate attentamente la tela noterete una linea orizzontale scura. Non è un artefatto bensì la cucitura. Il pittore si occupava di tutto ciò che riguardava il quadro, dalla cornice all'intelaiatura. Botticelli cucì insieme due tele diverse e poi vi dipinse sopra.

Alla parete di fianco, illuminata non in maniera ottimale (ma anche su questo tema è meglio soprassedere come ho fatto nel post precedente...) si trova l'altro capolavoro del Botticelli: la Primavera.

Primavera Botticelli Uffizi
foto di Predicador Malvado su Flickr
L'allegoria presente nell'opera precedente qui diventa molto più esplicita. I due dipinti vennero probabilmente concepiti per stare uno di fronte all'altro, nella Villa medicea di Castello, alle porte di Firenze. Non un'opera destinata al pubblico ma dedicata per così dire alla propria vanità. Botticelli, pittore ufficiale dei Medici realizzò un'opera che decantasse la grandezza della famiglia venuta dal contado (più esattamente dal Mugello) per portare la bellezza a Firenze. E quale miglior paragone se non quello con l'antica Grecia? Firenze nel '400 voleva diventare la nuova Atene, e il desiderio dei Medici era di essere a capo di quel movimento di nuovo splendore che poi prese il nome di Rinascimento.
Nel dipinto torna a essere raffigurata Venere, vestita con i colori rosso e bianco della Repubblica fiorentina ed è nuovamente presente Cloris, avvolta come fosse un cordone ombelicale da un tralcio di fiori che fuoriesce dalla bocca di Flora, sua figlia, 
Non c'è dubbio che siamo nel parco della Villa di Castello: studi botanici hanno confermato che sono state dipinte centinaia di specie diverse di piante realmente esistenti nella tenuta medicea. D'altra parte la primavera è la stagione più bella dell'anno e il giardino doveva essere veramente uno splendore (tuttora la Limonaia ospita una collezione di agrumi considerata una delle più belle d'Italia).
A completare il quadro, le tre Grazie, simbolo della Grecia antica, che danzano con leggiadria a piedi nudi e Mercurio, qui nella veste di portatore del sole e della primavera e non come messaggero degli dei. Nelle sue mani, il cadduceo, uno strumento che ogni volta che toccava il cielo faceva volgere il tempo al bello!
Non sarebbe male averlo ai giorni nostri...
Il ragazzo raffigurato nei panni di Mercurio è Giuliano dei Medici, ucciso in Duomo nella Congiura dei Pazzi qualche anno prima. L'opera diventa quindi anche un omaggio in memoria del giovane erede scomparso tragicamente.

Qualche passo distante, la terza opera del Botticelli, la meno nota. L'Adorazione dei Magi è un ritratto d'epoca collettivo della famiglia dei Medici e degli artisti che frequentavano la loro corte. C'è Cosimo il Vecchio, padre di Piero detto (ingiustamente) "il gottoso" nonchè nonno di Lorenzo. C'è Giuliano, qui ritratto in vita. Poi ci sono Lorenzo e lo stesso autoritratto del Botticelli che osserva da fuori le menti sublimi dei più grandi artisti, pittori e scultori dell'epoca.

LEONARDO, LA MANO DEL GENIO

Nella Sala del Leonardo ci soffermiamo a osservare l'Annunciazione. Un dipinto molto più significativo di altre sue opere che sono, a torto o ragione, più famose. Cosa colpisce di più ad un primo rapido sguardo? La prospettiva aerea. Il senso di profondità che riesce a trasmettere Leonardo semplicemente con la rarefazione dell'aria. Il genio di Vinci è il primo pittore della storia a dedicarsi al lavoro della prospettiva e qui raggiunge dei risultati altissimi.
Sebbene... anche i geni a volte commettano degli errori! Se si osserva bene la Madonna si notano non due ma tre gambe! Un errore prospettico corretto trasformandone una nel bracciolo di una poltrona. Errore sì, ma "ingannato" magistralmente!

Annunciazione Leonardo Uffizi
foto di carulmare su Flickr
Prima di uscire dedichiamo qualche minuto al Battesimo di Cristo, opera del Verrocchio, suo maestro, con l'intervento del giovane Leonardo che dipinse la testa dell'angelo di sinistra. Nonostante il Verrocchio fosse un ottimo pittore, la mano di Leonardo è come un lampo che illumina un cielo di nuvole grigie...

UNA PERLA DI MADREPERLA

Prima dell'ultima tappa di questa breve ma intensa visita, diamo un'occhiata all'interno della Tribuna, una saletta a base ottagonale che rappresenta la parte più antica della Galleria. Bernardo Buontalenti, talento poliedrico (famoso anche per aver inventato il gelato) costruì per volere di Francesco de' Medici questo spazio in cui vennero collocate le opere più preziose delle loro collezioni. Ma essa stessa è un gioiello! Velluto rosso alle pareti, pavimento di marmo ad intarsio e un soffitto decorato da madreperla!
Non mi ricordavo di questa sala, all'interno della quale purtroppo non si può entrare. Per un attimo penso che la mia memoria inizia a perdere colpi, poi Francesca mi rassicura dicendo che la Tribuna è stata riaperta solo lo scorso anno dopo un certosino lavoro di restauro in cui sono stati ritessuti i velluti e rilucidate tutte le piastrelle di madreperla. Il risultato è favoloso.

vista uffizi ponte vecchio
vista dagli Uffizi
UN ARTISTA A... TUTTO TONDO!

Dopo aver ammirato il Ponte Vecchio ed il Corridoio Vasariano dalle finestre degli Uffizi, andiamo a goderci l'ultima meraviglia, il Tondo Doni di Michelangelo. Un'opera avveniristica che segna il passaggio al primo Manierismo italiano. Ed anche l'unica opera di Michelangelo su supporto mobile.
Su indicazione della guida non fatichiamo a cogliere gli elementi principali: il sistema piramidale, tipico michelangiolesco, della Sacra Famiglia, con Gesù al vertice e sotto i quattro evangelisti. La grande forza che sprigiona il dipinto attraverso la violenza dei colori. L'idea della torsione sottolineata dai movimenti delle 5 figure. Un dipinto realizzato in un certo senso come fosse una scultura... Il nome "Tondo Doni" è semplicemente dovuto alla famiglia che lo commissionò, i Doni, in occasione delle nozze di Maddalena Strozzi.


Un'ora e mezza - un tempo che di solito in un museo mi sembra infinito - è scivolata via. Siamo pronti per entrare nel Corridoio Vasariano. Confesso che sono un po' emozionato... per me è la prima volta! Ne ho sentito tanto parlare, so cosa mi aspetta al di là di quel portone che si apre di fronte a noi. Ci sono le scale, scendiamo. Sta per cominciare un altro viaggio...

La visita guidata è stata organizzata da Francesca Meoni, guida autorizzata per la provincia di Firenze. Per informazioni e prenotazioni chiamate il numero 392.7619600 oppure inviate una mail a francescameoni@hotmail.com.

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