martedì 7 febbraio 2012

Da non perdere a Sarajevo: il War Tunnel

Sarajevo war tunnel
"Leaving Sarajevo never easy". Per i R.E.M. lasciare New York non è mai facile; per me vale la stessa cosa nei confronti della capitale bosniaca. Due anni prima l'avevamo salutata con un arrivederci e la promessa di tornarci al più presto. Se non altro per andare a vedere il Tunnel, la meta da mettere assolutamente al primo posto in una visita a Sarajevo.
Così, nella seconda tappa di avvicinamento a Belgrado, la scorsa estate ci siamo recati al War Tunnel Museum.

Penso che non ci siano filmati, fotografie o racconti in grado di far comprendere che cosa sia realmente la guerra, il sacrificio e la perseveranza della resistenza, meglio di una visita al Tunel.

rosa Sarajevo
una rosa di Sarajevo
Durante la guerra in Bosnia-Erzegovina (1992-1995) Sarajevo subì l'assedio dell'esercito serbo ed il solo canale di comunicazione con il mondo esterno era questo tunnel, costruito nell'arco di 6 mesi scavando sotto una casa posta al confine con l'aeroporto, zona neutrale controllata dalle forze dell'ONU.

Il tunnel significava speranza e soprattutto sopravvivenza: dal 30 luglio del 1993 alle 21, ora in cui il primo soldato bosniaco sbucò all'altra estremità, fino alla conclusione della guerra nel dicembre del 1995, attraverso il tunnel passarono tonnellate di cibo, medicinali, combustibile, armi ed anche malati e feriti di guerra.

I lavori di escavazione erano iniziati i primi giorni del 1993 ma l'opera era ardua tanto quanto l'importanza di portarla al termine vitale. Fu così che dal 28 gennaio vennero impiegati gruppi di escavatori che lavorarono 8 ore al giorno in 3 turni giornalieri in modo tale che le operazioni andassero avanti 24 ore su 24.
Al termine si stima che siano stati rimossi 2.800 metri cubi di terra ed utilizzati 170 metri cubi di legno e 45 tonnellate di ferro (fonte visitsarajevo) per la realizzazione di un tunnel di circa 800 metri di lunghezza e mediamente di 1,5 m di altezza e 1 m di larghezza.

Sarajevo war tunnel

Il tunnel si trova qualche chilometro fuori dalla città ed arrivarci non è semplicissimo perchè le indicazioni stradali non sono proprio il massimo in Bosnia. La cosa più semplice è rivolgersi ad un'agenzia che con 10/12 euro a persona vi affida ad una guida che si mette a vostra disposizione. Altrimenti se preferite muovervi autonomamente chiamate un taxi e chiedetegli di aspettarvi fuori per almeno un'ora, il tempo minimo necessario per visitare il museo.

Chi ci va con un mezzo proprio (come abbiamo fatto noi) si segni questo nome, Butmir, il quartiere periferico che si trova a sud dell'aeroporto. Poi chiedete ai passanti... l'indirizzo della casa-museo è Ulica Tuneli 1, una stradina dove si faticano a scambiarsi due auto. Di fronte c'è un campo adibito a parcheggio ma se non fosse per i mezzi che sono fermi per far scendere i turisti, si rischierebbe di passarci davanti senza accorgersi di niente...

Sarajevo war tunnel


Non ci sono cartelli stradali, solo un'insegna in legno sul terrazzo che si distingue a malapena e una targa con scritto Tunel e l'orario di apertura 9-15:30. Con il biglietto di ingresso (2,50 € l'intero) si accede al museo ricavato in parte nelle stanze dell'abitazione al pianterreno e al primo piano e naturalmente alla galleria, percorribile solo per qualche decina di metri.
Il tunnel, rivestito in legno, è molto suggestivo e dà un'idea di come fosse difficoltoso spostarsi dentro.

Sarajevo war tunnel

Molto interessante è anche il filmato di 18 minuti che viene proiettato in continuazione in una stanza del museo. Si vedono alcune fasi dei lavori di escavazione, gli scatoloni che contengono il cibo e le medicine, l'acqua che scorre nella galleria e alcuni momenti di vita dei soldati.

Tra le tante facce che scorrono una dopo l'altra, ce nè una in particolare che compare di frequente. E' una donna di mezza età, che versa da bere e dà una mano ai volontari. Una faccia che sembra di aver già visto... ma sì, è la donna anziana che passeggia e discute con i turisti nel giardino dietro la casa! Una guida che parlava italiano ci ha detto che è la padrona della casa. A guardarla non sembrava affatto contenta di tutta quella gente che camminava nella sua proprietà e alleggeriva i susini dei troppi frutti, già maturi, che nessuno aveva colto...

Sarajevo war tunnel

Altre foto le potete vedere nell'album su Facebook, Sarajevo.

Qui sotto: la mappa dell'assedio di Sarajevo e il retro della casa-museo.

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