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Iditarod, l'ultima grande corsa

The Ultimate Race
torna il 1° marzo 2014!
Iditarod Alaska
"Hike!", cioè "Via!".
L'Ultima grande corsa della Terra, così come la chiamano gli abitanti del Grande Nord, è iniziata! Nella lingua degli esquimesi Shageluk, Iditarod, che vuol dire «luogo lontano di là dalle acque». La Iditarod Trail Sled Dog Race è una corsa tra i ghiacci, anzi... LA CORSA TRA I GHIACCI! A bordo di slitte trainate dai cani. Partita ieri da Anchorage e Wasilla attraverserà tutta l'Alaska per giungere a Nome dopo una decina di giorni o più, seguendo un percorso di oltre 1000 miglia!

Quanto sia lunga davvero l’Iditarod, nessuno lo sa di preciso: le carte dicono 1.049 miglia (cioè 1.853 chilometri), dove il "49" è un dato simbolico che sta ad indicare il quarantanovesimo Stato americano, appunto l’Alaska. Quello che è certo è che 64 slitte (una con un italiano a bordo) attraverseranno le regioni più selvagge del Grande Nord, nel cuore della tundra artica e lungo il corso gelato del fiume Yukon, fra burroni e foreste, per poi lanciarsi sulla costa del mare di Bering, in faccia alla Siberia.


Iditarod Alaska
foto di Alaskan Dude su Flickr
Questi sono i luoghi di Jack London e della corsa all’oro, di «Zanna Bianca» e della regola 30-30-30 «a meno 30 gradi Farenheit cioè a 34,4 gradi centigradi sotto lo zero, e con venti da 30 miglia cioè quasi 50 chilometri all’ora (ma spesso sono il doppio più forti), la carne umana si congela in 30 secondi». 

Dall'Eagle river, alla cadenza di 2 minuti l'una dall'altra, le slitte si sono lanciate verso l'immenso nulla dell'Artico, dove non ci sono strade ma solo il freddo e il bianco del gelo che accompagna uomini e cani nel cuore dell'Alaska, il posto «dove gli uomini sono uomini e le donne vincono l’Iditarod».

I più bravi arriveranno a destinazione in poco più di 9 giorni mentre i più lenti, fra due settimane. Correndo giorno e notte con la guida delle stelle e del fiuto, dormendo un paio d’ore ogni 24, cibandosi di grasso d’orso e olio di foca per tenersi caldi; ma anche di alci e bisonti, cacciati per via. E saranno soli, poiché «è proibito chiedere rifugio o sostegno ad alcuno». Soli, l’uomo con il cane, come 10 mila anni fa. Il cane a guidare l’uomo, l’uomo a dirigere il cane. Ma non con redini o fruste: solo con la voce, o con quella che qualcuno chiama «percezione extrasensoriale fra mente umana e canina». Il freddo e la privazione del sonno faranno la selezione. Ogni anno, qualche concorrente abbandona perché stregato dalle allucinazioni. 


Iditarod Alaska

Il centro più popoloso lungo il percorso è Unalakleet («Là dove soffia il vento dell’Est»), villaggio esquimese di 747 abitanti. Ma vi sono anche luoghi come Finger Lake,due abitanti in tutto; e Ophir, fondata da minatori e predicatori biblici che la chiamarono come le miniere d’oro di Salomone: cent’anni fa ospitava migliaia di sognatori, oggi ha «abitanti zero», come Iditarod, altra città fantasma. Nome, il traguardo, è «l’ultima Nome» della leggenda, l’Eldorado del Nord, oltre la «No man’s land», la «Terra di Nessuno», dove è stata accesa la «lampada della vedova», che sarà spenta quando arriverà l’ultima slitta.

La vedova era una donna del luogo che negli anni Venti attendeva cani e padroni con una zuppa calda. Allora, le slitte portavano la posta. E, allora, accadde il «miracolo del vaccino» da cui è nata l’Iditarod. Era il 21 gennaio del 1925, a Nome era scoppiata un’epidemia di difterite. «Aiuto», telegrafò ad Anchorage il medico condotto Curtis Welch. Ma non c’erano aerei, solo cani: così 20 slitte, dandosi il cambio, portarono a Nome un cilindro con 300 mila dosi di vaccino. Non si fermarono mai. Uno dei postini, Leonhard Seppala, corse per 416 chilometri di fila, trascinato dai suoi cani capi-pariglia Balto e Togo. Balto, che ha anche una statua al Central Park di New York, sta oggi imbalsamato in un museo di Cleveland. Togo è invece imbalsamato qui, a Wasilla, ma non ha più la punta delle orecchie e della coda, consumate dalle troppe carezze.


Iditarod Alaska
foto di Alaskan Dude su Flickr
E’ a questi eroi che si ispirano adesso i loro discendenti, nella Mistery Avenue di Wasilla. I cani sono tutti nordici: magri, leggeri e veloci. Qualcuno di loro ha nelle vene un quarto di sangue di lupo. Qualcuno, stanco o malato, dovrà essere caricato sulla slitta. E qualcuno morirà, fra le proteste degli animalisti, come accade talvolta nonostante il «trattamento umano» imposto dai 35 veterinari che controllano tutto.
«Mi è morto un solo cane in 21 Iditarod, e ancora mi viene da piangere», dice Rick Swenson, 5 volte vincitore, che ha battezzato il suo primo figlio col nome di Andy, come il suo cane più caro.

(fonte:
Corriere.it: Alaska, la grande corsa tra i ghiacci di Luigi Offeddu)

(Foto in alto di Alaskan Dude su Flickr)

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