mercoledì 18 marzo 2015

Da Mondavio e Saltara a Fabriano, un tuffo nella scienza e nella storia della carta

mondavio
Mondavio, uno dei borghi più belli d'Italia e sede della rocca roveresca, ci accoglie al tramonto con la sua possente cerchia di mura inclinate. Proprio da questo si vede la sua età (!!) in quanto la rocca fu costruita alla fine del Quattrocento in funzione difensiva contro le armi da fuoco, non più contro gli assalti dei nemici con armi da taglio, archi, frecce e affini.

Mondavio deve il suo nome a Mons Avium, che significa "monte degli uccelli". I Della Rovere e i Montefeltro si incontrarono qui, Francesco di Giorgio Martini, da Siena, fu chiamato alla costruzione della rocca che nei secoli non è mai stata espugnata, ed è tuttora perfettamente conservata. Ha ben otto facce ed è costruito su cinque piani, entriamo dal terzo piano per ammirarne la pregevole collezione di armi e armature.  

mondavio
mondavio
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Arriviamo in serata a Saltara dove passeremo la notte. Siamo stanchi ma non ci è permesso di riposarci, ci attende infatti un'ultima piacevole fatica in una visita speciale che mi riservo di ripetere con calma. Nella miriade di musei tematici sparsi in Italia, che coprono credo ogni aspetto culturale e storico del nostro Paese, un fatto negativo è a mio avviso la poca interattività di alcune sedi, ingessate nella vecchia concezione di museo come luogo di visita passiva. Saltara invece ospita un eccezionale esempio di interattività, il museo del Balì.

saltara museo balì osservatorio

Si tratta di un Museo della scienza dove le scoperte e le verità scientifiche sono sottoposte alla prova del visitatore, con postazioni dove possiamo provare suoni, effetti ottici e meccanici, utilizzando i sensi e interagendo anche con gli altri visitatori. Planetario e osservatorio astronomico ne completano l'offerta. Come recita il sito web ufficiale, il Balì è il connubio ideale tra scienza e storia, cultura e divertimento. Naturalmente ha anche percorsi dedicati a visite con bambini e per le scuole. Bellissimo!

saltara museo bali

Il secondo giorno di Adriatictour nelle Marche andiamo in provincia di Ancona iniziando da Fabriano, la città della carta. Visitiamo l'omonimo museo, ospitato in un bellissimo convento domenicano. Ci conduce nella visita Roberto, un curioso cicerone che a un certo punto io “aiuto” nella lavorazione del prezioso materiale.

fabriano

I papiri degli antichi Egizi sono tra i primi esempi di documento scritto che la storia ricordi. La carta arrivò in Italia attraverso le vie carovaniere, proveniente dall'estremo Oriente e in particolare dalla Cina; Marco Polo ce ne parla nel Milione. La carta sin dal Medioevo si produceva con la macerazione di fibre vegetali, se in Cina c'era abbondanza di bambù, tè e riso, da noi le materie prime erano più spesso lino, canapa... e acqua: per produrre la carta si consuma un sacco d'acqua, la disponibilità di canali è un requisito essenziale. Questo avrà una grossa influenza sia sulla sua produzione iniziale, sia sulla collocazione geografica dei centri di stampa, in Italia concentrata qui nelle Marche e a nordest. L'invenzione della stampa da parte di Gutenberg farà il resto. Le vie d'acqua coincideranno nel tempo con le vie di produzione dei libri. Curioso no?

fabriano

Fabriano si è impegnata sin dall'inizio nella produzione di carta di qualità, resistente agli agenti alteranti (chimici, fisici, biologici) e di lunga durata, sino a soppiantare la pergamena come materiale su cui scrivere documenti e opere. I Chiavelli sono i signori di Fabriano che dalla fine del Trecento ne prendono in mano la produzione e la fanno crescere fino a 60 manifatture, che per difendersi emanano un divieto di costruire officine a meno di 50 miglia dalla città. 

Dal Cinquecento la stampa prende piede per veicolare la parola scritta in modo bello e funzionale, dando ulteriore impulso alle cartiere. Ma la produzione industriale avviata in Europa centrale dal Settecento segna una grossa crisi delle cartiere artigianali fabrianesi. Solo l'innovazione può salvarle, e a questo pensa la famiglia Miliani che “industrializza” il processo, innova alcuni prodotti introducendo ad esempio la carta velina (allora chiamata Carta di Francia) e favorisce la creazione di una sorta di consorzio tra i cartai. Nel Novecento proseguono gli alti e bassi fino al secondo dopoguerra, che vede le cartiere seriamente danneggiate e la rinascita affidata alla creazione di un polo produttivo d'eccellenza. 

fabriano

Le parole della carta sono quelle di una volta: punzone, cera, bulino, calandra. Macerazione, setacciatura, pressatura, asciugatura le principali operazioni. Fibre vegetali, stracci e acqua sono ancora le materie prime, anche se nel corso delle pestilenze gli stracci scarseggiavano (venivano bruciati per evitare il contagio). L'acqua è croce e delizia in questa produzione, l'inquinamento di falde e canali è un problema di cui solo oggi abbiamo consapevolezza.

La filigrana è il marchio di fabbrica, la firma della cartiera. Diplomi, partecipazioni, buoni del tesoro e carte valori sono solo alcuni dei documenti preziosi che escono ancor oggi dalle cartiere di Fabriano, inclusi I documenti del Poligrafico e Zecca dello Stato. 
Questa visita è stata una delle più interessanti e utili di tutto il tour. 

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