lunedì 22 giugno 2015

Cosa e dove mangiare (e dove dormire) sui Monti Sibillini

monti sibillini cosa mangiare
Se devo dirla tutta, per dormire e mangiare sui Monti Sibillini c'è l'imbarazzo della scelta: dovunque siamo stati abbiamo mangiato e bevuto solo cose di ottima qualità. 
In fondo è facile, perché i monti Sibillini hanno una tradizione gastronomica antica che deriva dal duro lavoro dell'uomo in montagna (basta pensare alla lenticchia di Castelluccio), dalla sua dedizione alla pastorizia (il pecorino fatto ancora con metodi che risalgono addirittura all'antica Roma), per non parlare poi dell'allevare bestiame in stalle "no stress" e portarlo a pascolare sui monti, lì dove i pascoli sono ricchi di erbe aromatiche.

Pensate che lo yogurt di un allevamento di bestiame che si chiama "Angolo di paradiso" ha vinto un premio come miglior yogurt d'Italia.

E che dire dell'arte della norcineria? Il ciauscolo (il salame spalmabile) è solo un esempio di tutto quello che c'è di più buono da mangiare, un salume che per tradizione veniva spalmato su una bella fetta di pane e gustato tra i pasti principali. 
Una terra ricca che offre delle vere e proprie leccornie, perché i suoi boschi sono pieni di funghi, castagne, noci e il tanto prezioso tartufo.

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Anche i dolci sono tanti e collegati soprattutto alle feste popolari, e in quasi tutti viene usato un liquore famoso ormai in tutto il mondo, ma qui ogni famiglia ha la sua personalissima ricetta che viene tramandata gelosamente di padre in figlio: sto parlando del Mistrà, un distillato di alcool di vino con l'aggiunta di anice, frutta ed erbe.

AGRITURISMO SANTA LUCIA DEI SIBILLINI


Ci sono poi persone che aggiungono quel tocco in più a tutti questi prodotti d'eccellenza e che con la loro maestria preparano, rispettando le tradizioni, dei piatti di una bontà infinita. Come la signora Bernardina dell'agriturismo Santa Lucia dei Sibillini della contrada Santa Lucia (a Montefortino), che tra le tante cose che ci ha preparato il suo tortino d'orzo con crema di pecorino e tartufo, e quel crostino di polenta con funghi che non dimenticherò mai.

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RISTORANTE IL TIGLIO


Oppure lo chef del ristorante Il Tiglio a Montemonaco, un ristorante da Gambero Rosso: il suo chef si è meritato la copertina con una bella intervista sulla rivista, appunto, Gambero Rosso. 
Il suo segreto? La qualità e l'originalità dei suoi piatti.

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Vengono presentati come se si raccontasse un viaggio, un viaggio attraverso la storia delle usanze e del cibo di una volta, mentre i piatti vengono serviti in un modo originale e bello  che va a confermare il detto che si mangia anche con gli occhi. Il tutto in un ambiente molto raffinato dove si viene accolti con cordialità e simpatia.

Particolare la sua scatola di legno con dentro una pallina di formaggino, 70% di tartufo bianco e 30% di tartufo nero, ricoperta di burro, cacao e polvere di fungo porcino... una bontà infinita.

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BIOAGRITURISMO LA CONCA


Un pezzo di cuore l'ho lasciato anche da Mirela del bioagriturismo La conca, dove abbiamo soggiornato. Ci ha fatto assaggiare la sua marmellata di rose fatta con rose antiche che sono chiamate “Rose della Madonna” perchè fioriscono una sola volta l'anno, nel mese di maggio, e mi ha coccolato con le sue colazioni fatte di cose buone semplici, condite con un ingrediente speciale: la sua compagnie e i suoi racconti.

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Il suo bioagriturismo è un'oasi di pace: c'è perfino il tavolo del silenzio, un angolino con vista sulle montagne dove si può ammirare l'incantevole vista e sentirsi in pace con il mondo. 
Mirela mette talmente tanto amore in quello che fa che tutto ciò che prepara ha un sapore speciale. Come la sua marmellata di rose antiche o i suoi crostini con erbe di campo appena raccolte, le sue speciali mele rosa prodotto slow food, il suo timballo alle mele rosa (che ci ha anche insegnato a preparare), oppure alla sua pasta cotta nel vino rosso aromatizzato con ginepro, garofano e cannella, ripiena con formaggio spalmabile ed erba cipollina.

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Se c'è una cosa di cui ora sono sicura, è che sui monti Sibillini è impossibile rimanere delusi.

Testo e foto di Rosetta Carnevale.

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